La predestinazione condizionata

Sono anni che vorresti che qualcuno ti spiegasse la differenza fra calvinismo e arminianesimo? 

Hai a disposizione 8 minuti e vorresti giusto un elenco delle ragioni bibliche più forti per le quali NON possiamo accogliere il calvinismo?  Ecco di seguito i cinque punti che caratterizzano il dibattito fra calvinisti e arminiani.

1. Totale corruzione del cuore umano (se non è toccato dalla grazia di Dio)

Su questo punto basilare gli arminiani e i calvinisti concordano... all'incirca. In realtà esistono diverse definizioni possibili per questa dottrina e quindi si finisce per discutere sulle sfumature e le implicazioni.

Ma sicuramente come evangelici arminiani concordiamo con i nostri fratelli calvinisti come Charles Spurgeon o Martin Lloyd Jones che ogni uomo senza l'intervento di Dio è perduto (Romani 3:9-12) perché il proprio cuore è disperatamente malato (Geremia 17:9) ed è "senza forze" (Romani 5:6) davanti all'assalto spirituale del peccato. Essendo "schiavo della legge del peccato" (Romani 7:23) ogni uomo in definitiva è contato come "nemico di Dio" (Romani 5:10) fino a quando non nasca di nuovo (Giovanni 3:2,7).

E se ci limitiamo a queste prime righe potremmo anche andare tutti d'accordo. Ma vediamo i quattro punti successivi - perché nel frattempo un minuto è già passato 🙂

2. Dio predestina sulla base di una specifica condizione

La domanda è: perché alla fine un uomo è predestinato a nascere di nuovo e un altro invece sarà perduto per sempre? Perché uno va in cielo e l'altro all'inferno? Secondo i calvinisti si tratta di una scelta incondizionata di Dio, cioè indipendente da qualsiasi condizione nell’uomo; secondo noi arminiani si tratta invece di una scelta condizionata.

Probabilmente questo è il punto più complesso che divide arminiani da calvinisti. Qui ci limitiamo a sottolineare queste due evidenze:

a) Alla fine del capitolo 9 di Romani (il capitolo a cui i calvinisti fanno riferimento più spesso per difendere la propria posizione), Paolo fa questa domanda: “Israele, che ricercava una legge di giustizia, non ha raggiunto questa legge. Perché?” E non risponde: “perché Dio ha voluto così”. Risponde piuttosto: “Perché l'ha ricercata non per fede ma per opere”. Paolo in conclusione del suo ragionamento sulla predestinazione divina pone enfasi sulla condizione per la quale essere salvati (la fede), perché la predestinazione di Dio nei confronti dell’uomo ha questo specifico criterio di selezione: la fede. Questa conclusione dell’apostolo Paolo suona tanto arminiana e poco calvinista.

b) In relazione all’ostinazione spirituale del Faraone è scritto ben sette volte che aveva indurito il proprio cuore (Esodo 7:13, 14, 22; 8:15, 19, 32; 9:7), prima che compaia scritto per la prima volta che Dio stesso intervenne a contribuire al suo indurimento (Esodo 9:12). Fino a quel momento Dio aveva soltanto profetizzato l’esito finale (Esodo 4:21; 7:3). Queste evidenze bibliche sono perfettamente in sintonia con la teologia della predestinazione arminiana e in contrasto con una concezione calvinista nella quale Dio decide incondizionatamente di indurire il cuore di coloro che non ha predestinato a salvezza.

Non ti basta? Vorresti maggiori dettagli e informazioni? Ti capiamo, ma le daremo nelle prossime settimane; adesso vediamo piuttosto gli ultimi tre punti, anche perché sono più rapidi e chiari.

3. Gesù è morto sulla Croce per tutti (e non solo per i cristiani)

Qualsiasi sforzo facciano gli studiosi calvinisti per spiegare un verso come 1 Giovanni 2:2, è troppo evidente:

"Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo."

Secondo le normali regole di esegesi biblica, la parola "mondo" in questo contesto non può che significare "anche i non credenti".

Proprio perché siamo arminiani possiamo dire con sicurezza a qualsiasi passante: "Gesù ti ama ed è morto per te". E siamo arminiani perché la Bibbia in modo inequivocabile garantisce che Gesù è morto per tutti gli uomini.

I credenti calvinisti invece tendono ad affermare che Gesù sarebbe morto soltanto per la Chiesa, per coloro cioè che avrebbero creduto nel Suo sacrificio e sarebbero stati predestinati a salvezza.

Bisogna segnalare però che su questo punto alcuni calvinisti si discostano dal Protestantesimo calvinista classico e lo mitigano finendo per essere più vicini all'arminianesimo (stiamo parlando dei cosiddetti amyraldiani o dei "calvinisti dei 4 punti"; per quanto questi nomi possano sembrare strani non sono un gruppo poco numeroso al giorno d’oggi).

4. L'uomo può resistere alla chiamata di Dio

Secondo i calvinisti l'azione dello Spirito Santo è irresistibile, cioè se l'uomo è chiamato da Dio non c'è modo che possa sfuggire o opporsi a tale chiamata che trasforma il cuore per condurlo a salvezza.

Ci sembra che, a meno di ragionamenti un po' sofistici, i seguenti versi biblici siano sufficientemente chiari per poter affermare serenamente il contrario: Dio concede all'uomo la libertà di resistere alla chiamata dello Spirito di Dio.

"Voi opponete sempre resistenza allo Spirito Santo; come fecero i vostri padri, così fate anche voi" 

Atti 7:51

Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!

Luca 13:34

Potremmo citare decine di altri versi biblici, ma secondo noi questi due sono già sufficienti. E poi stanno per scadere gli 8 minuti!

5. Il credente può perdere la salvezza ricevuta in dono

Dulcis in fundo, prendiamo le distanze da quello che è forse il punto più caratteristico della dottrina calvinista: "una volta salvati, sempre salvati". Si tratta di una dottrina assente dalla storia del Cristianesimo che precede il Protestantesimo.

Nella Bibbia esistono davvero tantissimi versi che potrebbero essere citati e danno chiaramente l'idea di come sia possibile rinunciare al dono della salvezza per rincorrere altri obiettivi o ideali diabolici. Ma ci limitiamo di nuovo a un paio dei più chiari:

"...conservando la fede e una buona coscienza; alla quale alcuni hanno rinunciato, e così, hanno fatto naufragio quanto alla fede." 

1 Timoteo 1:19

Non puoi fare "naufragio" se il tuo viaggio non è mai iniziato! Quindi è possibile perdere la vera fede dopo aver ben iniziato, se la tua relazione con Cristo non si rinnova ogni giorno nell'ubbidienza.

"Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?"

Ebrei 10:29

In questo passo, lo scrittore agli Ebrei sta parlando chiaramente del giudizio eterno che attende coloro che avranno rinnegato "il sangue del patto con il quale sono stati santificati". Com'è possibile pensare che qui non stia parlando di veri credenti? Stiamo parlando di credenti che sono stati purificati dal sangue di Gesù! Sarebbe quasi blasfemo pensare che un verso del genere si riferisca a falsi credenti che non sono mai nati di nuovo!

Pertanto dobbiamo concludere di nuovo che non è vero il detto "una volta salvati sempre salvati" perché la Bibbia mostra che è possibile perdere la Salvezza ricevuta.

Questo post non vuole essere un invito a fermare qui l’approfondimento di questa importante tematica biblica, ma dopo aver spiegato i rischi spirituali che riconosciamo dietro il Calvinismo, ci sembrava doveroso spiegare sinteticamente perché riteniamo che la Bibbia sia perfettamente in linea con l’arminianesimo. Sappiamo che ci sono tante altre domande a cui dobbiamo rispondere, e cercheremo di farlo nelle prossime settimane: vuoi farcene qualcuna anche tu?

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